Reazioni pungenti sul meridiano dell’ideologia

di Gino Santini, da “HIMed Review” del 29 giugno 2026

Ci sono persone che continuano a pestare sempre lo stesso rastrello e ogni volta si stupiscono del colpo che ricevono in faccia, perché gli arroganti non commettono mai lo stesso errore due volte, ma lo trasformano in una tenace abitudine. È il caso di Enrico Bucci, abituale e incorregibile neo-fustigatore delle cosidette “pseudoscienze” dalle colonne del Foglio, che questa volta ha deciso di prendersela con l’agopuntura.
In una lunga e (per lui) dotta dissertazione dell’11 giugno scorso, il Bucci furioso stigmatizza il contesto prescientifico di questa disciplina, motivo per il quale a suo giudizio questa disciplina non dovrebbe neanche essere menzionata in ambito medico. Segue un lungo elenco di iatture da evitare come la peste: al paziente si raccontano frottole, manca qualunque tipo di validazione scientifica, si sottraggono i pazienti a terapie più sicure ed efficaci e via proseguendo con l’elencazione di altre invereconde sciagure. Mancavano soltanto le cavallette e qualche pandemia in ordine sparso.
La Federazione Italiana delle Società di Agopuntura (FISA) già all’epoca aveva provato a rispondere dogmatico difensore a oltranza della scienza moderna, ma evidentemente quanto riportato non era stato sufficiente a evidenziare gli errori dei ragionamenti bucciani: i pazienti, evidentemente considerati alla stregua di un branco di immaturi competenti, devono assolutamente essere messi in guardia, per esempio, dall’improprio utilizzo del termine “integrato” (!) e non devono credere a tutto quello che viene loro propinato. Neanche, verrebbe da chiedersi, se la fonte è l’Istituto Superiore di Sanità? No, perchè il suddetto ISS, non più tardi di qualche anno fa, ha casualmente aggiunto al Sistema Nazionale delle Linee Guida le ultime raccomandazioni su agopuntura e dolore. Con buona pace dell’apologeta del Foglio.
Nell’ultimo documento con cui la FISA risponde alle invettive del Bucci ci pensano Carlo Maria Giovanardi e Alessandra Poini a puntualizzare e correggere le fantasiose accuse mosse all’agopuntura. Chi la pratica in modo competente conosce perfettamente i vantaggi e i limiti di questa disciplina, che mai si sognerebbe di sottrarre i pazienti a terapie consolidate, men che meno nel caso di patologie oncologiche. Anzi, in quest’ultimo caso la risposta FISA dice testualmente che “l’agopuntura viene proposta nei contesti clinici integrati come supporto alla qualità di vita, al controllo di sintomi quali dolore, nausea, xerostomia, vampate di calore e neuropatie, con l’obiettivo di favorire, e non ostacolare, l’aderenza alle terapie oncologiche.”
Anche la terminologia tradizionalmente utilizzata dall’agopuntura, che tanti bruciori di stomaco procura al Bucci, appartengono al patrimonio storico della medicina cinese, proprio come – sempre dal documento FISA – la corteccia del salice con i suoi salicilati oppure le antiche tecniche di variolizzazione che hanno anticipato la vaccinazione. Il Bucci evidenzia ancora una volta la deleteria estremizzazione alla quale ricorrono con allarmante frequenza gli scettici quando parlano di argomenti che non conoscono, ma che combattono ideologicamente per partito preso: adottare la migliore terapia per un paziente dipende dalla capienza e dall’uso intelligente della “cassetta degli attrezzi” personale del medico che non si sognerebbe mai, se correttamente formato in un percorso di Medicina Integrata, di effettuare una scelta aprioristica tra medicina accademica e una qualunque disciplina complementare, ma di applicarle – come giustamente si dice ma a volte si scorda – in scienza e coscienza e sotto la propria responsabilità professionale.
Tornando alle paturnie bucciesche, ammesso (e non concesso) che l’agopuntura provochi dei danni, portiamoli nella giusta evidenza e non aggrappiamoci a estrapolazioni di pubblicazioni che spesso aggregano pratiche molto diverse tra loro. Divulgare allarmismi e accuse senza l’ombra di fatti concreti alza solo polvere: se lo scopo è questo, allora l’obiettivo di Bucci e pienamente raggiunto. Se invece si vuole guardare con un occhio più attento (e meno ideologico) una disciplina che nel corso di millenni di storia è andata costruendosi una solida realtà scientifica ed epistemologica, si scoprirà che non tutto quello che affonda le proprie origini in epoche storiche prescientifiche deve essere classificato come “pseudoscienza”.
Più che una morale, troppo impegnativa da trarre, si può giungere a una semplice conclusione. Per poter salire su un piedistallo dal quale dispensare verità rivelate bisogna avere una solida base di conoscenza, che spesso comunque non ci mette al riparo da solenni ridimensionamenti. Errori vengono commessi da tutti, dai medici come dai divulgatori scientifici: quando questo succede è necessario rivalutare situazioni e strategie per capire quale doveva essere il percorso più adatto. Spesso si dimenticano le scuse, ma serve in questo caso un livello ancora più elevato di correttezza deontologica, al quale però fanno molta fatica ad arrivare coloro che non imparano dai propri sbagli. Probabilmente perché sono personaggi troppo occupati a difenderli, presi come sono dal sacro fuoco del furore ideologico.

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Direttore dell'Istituto di Studi di Medicina Omeopatica di Roma. Segretario Nazionale SIOMI. Giornalista pubblicista. Appassionato studioso di costituzioni e del genere umano.

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