di Gino Santini, a “HiMed Review” del 13 marzo 2026
Percorrendo le strade dei centri storici è possibile incontrarne ancora qualcuno che si ostina a contrastare il rullo compressore della grande distribuzione. Sono i bottegai, figure che sembrano uscite da un altra dimensione e che considerano ancora un valore aggiunto il coinvolgimento e il tempo speso parlando con gli avventori. Si riconoscono dalle mani segnate dal lavoro e lo sguardo attento di chi ha imparato a osservare le persone prima ancora delle merci che vendono. L’anima discreta del quartiere: una presenza costante, fatta di piccoli gesti quotidiani e di un’umanità semplice, ma autentica.
I tempi in cui fiorivano i bottegai sono gli stessi in cui mi sono accostato all’omeopatia. Al netto delle motivazioni familiari, mi sento di affermare con sicurezza che il grande merito, all’epoca, è stato anche per l’opera di aziende lungimiranti e coinvolte con passione in quello che accostavano alla loro primaria missione commerciale. Un occhio attento al bilancio, certo, ma anche ad un’operazione culturale che è stata capace di smuovere e coinvolgere masse numerose di medici e farmacisti che costituiscono l’attuale solida base, per quanto corrosa dal passare del tempo, dove le aziende di discipline complementari (omeopatia in primis) “pescano” per i loro ritorni economici.
Che i tempi siano cambiati è sotto gli occhi di tutti: i venti di crisi hanno spazzato via gli ultimi residui di genuina collaborazione, che una volta costituiva una sicurezza, come il nonno che ti portava le pastarelle la domenica. Nello tsunami di incontri aziendali di oggi la cultura te la devi andare a cercare con il lanternino, se non fosse che il Covid ci ha insegnato come trovarla, anche se in piccole tracce ma senza neanche uscire di casa. Le aziende hanno imparato a far da sé, eliminando la fatica del “politicamente corretto” sbandierato dai crediti ECM: ormai nessuno bada più se sfugge qualche nome commerciale e, come spesso accade in questi casi, si passa in breve tempo dall’errore episodico al fiume in piena. L’omeopatia non è cambiata, ma sicuramente sono cambiati gli omeopati che, in via di estinzione, come i panda, forse non hanno più tempo e voglia di approfondire e si accontentano di farsi trascinare dalla corrente di questa deriva. Almeno fino a quando si mantiene.
Fortunatamente stanno ricominciando a carburare i convegni in presenza, ma altrettanto non si può dire dell’agonizzante rapporto con le Società Scientifiche, in via di allontanamento dagli schermi dei radar delle aziende. Non tutte fortunatamente si sono convertite a questo spirito autarchico. Ancora qualcuna mantiene qualche aspetto legato ai vecchi tempi: un desiderio di cultura vera, soprattutto in campo omeopatico; l’accettazione di buon grado del ruolo che devono avere le Società Scientifiche, a garanzia di una formazione limpida e scientificamente corretta; uno spirito collaborativo che riesce a cogliere iniziative che si proiettano nel tempo e che, alla lunga, generano un’immagine positiva che comunque per l’azienda rappresenta un valore aggiunto raro e inestimabile.
Oggi stanno prendendo piede bottegai che credono di sopravvivere stando dietro al bancone con uno sguardo diffidente di chi vede in ogni cliente più un sospetto che un’opportunità, in ossequio al nuovo credo dei “pochi, maledetti e subito”. Non possiamo dare loro torto se la clientela glielo permette. Hanno capito che, in fondo, la cultura non interessa più e che, soprattutto, non ti permettere di pareggiare il bilancio.
In questi momenti oscuri l’ottimismo pretende ancora di dire la sua: nonostante tutto siamo ancora convinti che esistono medici e farmacisti (aggiungere la parola “giovani” ancora non ce la sentiamo) capaci di distinguere il bottegaio attaccato al denaro che ostinatamente conta e riconta le scarse monete incassate da quello che non si limita a vendere, ma consiglia, ascolta, racconta; sa chi preferisce un certo tipo di prodotto, chi passa solo per fare due chiacchiere, chi entra in silenzio e ha bisogno solo di un sorriso.
Le Società Scientifiche non sono esercizi commerciali, non devono esserlo, ma la loro sopravvivenza è la migliore garanzia per professionisti e aziende. Una pubblicazione scientifica contro, un attacco mediatico dei soliti noti, l’ennesima fake news messa in giro ad arte sono tutti momenti che fanno comprendere il perché c’è qualcuno che risponde, in assenza di ricompense o medaglie al valore e senza che questo vada, direttamente o indirettamente, a migliorare una voce di bilancio commerciale. Qualcuno lo ha capito e lo ringraziamo: altri sono convinti di tacitare le loro coscienze con una ciotola di riso e farfugliando qualche improbabile scusa condita dall’immancabile sorriso di circostanza. Il tutto con l’errata convinzione di non avere alcuna responsabilità per un crepuscolo annunciato.
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