Gino Santini, da “HIMed Review” del 13 febbraio 2026
La storia ci racconta che Fedro attribuisce a Esopo un racconto nel quale una piccola rana era invidiosa delle dimensioni di un grande bue. Cercando di gonfiarsi per eguagliarlo, la rana si sforza eccessivamente fino a esplodere. La morale, come è facilmente intuibile, ammonisce contro l’invidia e il pericolo di voler apparire quello che non si è. Non sappiamo se alla SIMI, la Società Italiana di Medicina interna, abbiano mai letto Esopo, ma di sicuro non hanno mai aperto un testo di omeopatia, neanche di sfuggita, al punto che arrivano a pubblicare sulla loro rivista scientifica di punta, Internal and Emergency Medicine, una lettera1 che vorrebbe muoversi con disinvoltura tra concetti di livello elevato quali epistemologia, etica e dissonanza cognitiva, cercando di dimostrare per l’ennesima volta che l’omeopatia è un paradosso che non dovrebbe neanche esistere. Per inciso, un articolo che viene accettato sei giorni dopo la spedizione alla rivista è un elemento che farebbe ragionare come Andreotti anche il più benevolo complottista di turno. Chiusa parentesi.
Alla guida di un valente gruppo di esperti della materia l’inossidabile Burioni, splendido esemplare di homo skepticus, evidentemente insoddisfatto di non essere ancora riuscito a fare la fine della rana di Esopo. Il nostro questa volta non si è mosso da solo, ma ha deciso di farsi accompagnare in questa triste avventura da Francesco Galassi ed Elena Varotto, il primo del Dipartimento polacco di Antropologia di Lodz con appendici nella scuola di Biomedicina dell’Università australiana di Adelaide, la seconda del Dipartimento di Cultura e Società dell’Università di Palermo. Insomma, un team caratterizzato da una profonda e storica conoscenza dell’omeopatia da permettersi di muoversi fra i concetti sopracitati con la consumata abilità di un elefante ubriaco in una cristalleria.
L’articolo è solo di una pagina e mezzo, ma esprime un concentrato di inesattezze raramente reperibili in una pubblicazione scientifica, sorrette da una bibliografia altrettanto sconcertante, sulla quale torniamo dopo. La lista delle reprimenda si apre con l’accusa agli omeopati di anacronismo scientifico, come se il tempo si fosse fermato ad Hahnemann, mentre anche in campo omeopatico le cose sono andate molto avanti. A dirla tutta non aiuta il fatto che a specifici dubbi metodologici di qualche professionista curioso ci sono ancora omeopati che rispondono con i paragrafi dell’Organon, cosa che in assoluto non costituirebbe un problema, ma lo diventa se poi la risposta si ferma lì e ci si dimentica che la scientificità della Medicina Integrata è andata avanti2 e ha costituito un habitat perfetto anche per la creatura di Hahnemann e le altre discipline complementari.
Ovviamente l’ostinazione a negare volutamente la notevole e vivace produzione scientifica a carico dell’omeopatia3 comporta l’accusa susseguente della mancanza di un meccanismo d’azione plausibile e coerente con la fisica e la biochimica contemporanea; come un ritornello costantemente tirato fuori a sproposito, ancora una volta risuona minaccioso il numero di Avogadro, che gli scettici dimenticano essere una funzione asintotica, ovvero che si avvicina indefinitamente allo zero senza mai raggiungerlo. E poco importa se i ricercatori4 hanno dimostrato l’esistenza di molecole anche in diluizioni altissime, grazie alle particolari caratteristiche dell’acqua e a un metodo di dinamizzazione, la succussione, che favorisce questo fenomeno.
Sulla critica riguardante l’inefficacia clinica forse è meglio stendere un velo pietoso, considerando che nelle voci bibliografiche non si parla di EPI35 (nove pubblicazioni, più di 6300 pazienti, risultati nettamente superiori al placebo) e non compaiono metanalisi a favore dell’omeopatia, tanto per fare qualche esempio concreto e visto che il grande numero di pazienti soddisfatti non fa voce bibliografica; alla faccia di qualunque anacronismo e in preda a un cherry picking incontrollabile, il trio delle meraviglie fa ancora riferimento a una criticatissima (e datata) metanalisi di Shang6 e un altrettanto sbugiardato report australiano; nasce il sospetto che le necessità di apparire sui social e la presentazione dell’ultima fatica libraria contro l’omeopatia sottraggano tempo prezioso anche ad una velocissima ricerca su PubMed per controllare eventuali incaute affermazioni e magari aggiornare le proprie nozioni su un argomento che evidentemente si mastica poco.
L’ultima critica dei peones anti-omeopatia vuole essere colta e raffinata: gli omeopati vengono tacciati di “dissonanza etica”, causa a sua volta di una “biforcazione cognitiva” che mina l’integrità della professione e il consenso informato. Un’ipotesi sbagliata che parte da una tesi erronea, nonostante il rutilante utilizzo di una terminologia altisonante. Una melanzana in smoking rimane una melanzana, così come un concetto sbagliato, anche se spiegato con parole raffinate, rimane pur sempre un concetto sbagliato.
Tiriamo le fila. In estrema sintesi ci si chiede: “Può una scienza avallare la sua antitesi?”. Questa frase suggerisce che l’omeopatia viene vista solo come la negazione della farmacologia convenzionale. Non viene preso in considerazione il fatto che il razionale terapeutico omeopatico segua una logica diversa (individualizzazione versus standardizzazione), aspetto che richiede anni di studio specifico. La conclusione impropria a cui si arriva è che se non c’è nulla da studiare e se il principio attivo è assente, la pratica è nulla. Se vogliamo, una critica neanche di primo pelo: a una conclusione simile e altrettanto inverosimile era anche arrivata un’altra coppia di diversamente omeopati7 che dalle pagine dell’European Journal of Internal Medicine auspicavano che a causa della sua implausibilità l’omeopatia non meritasse neanche uno straccio di ricerca scientifica! Un cristallino esempio di riduzionismo “de noantri”, come si dice a Roma, che riduce il tutto a un approccio simile a quello di chi volesse giudicare l’efficacia della psicoterapia contando solo le calorie consumate durante una seduta: ignorerebbe il processo, la relazione e il metodo di lavoro. Si analizza il “prodotto” (il granulo omeopatico), ma si ignora il processo clinico che porta a capire perché si prescrive quel granulo, oltretutto con buona pace della qualità di vita dei pazienti.
Il re è drammaticamente nudo. il vero paradosso non risiede nella pratica omeopatica in sé, ma nel rifiuto di tradurre una lingua scientifica complessa, preferendo dichiarare l’inesistenza del fenomeno piuttosto che cercare di entrare nella comprensione del metodo e della sua evoluzione nel tempo. Burioni & C. possono continuare – e sicuramente continueranno – a vestire le loro critiche improbabili con parole eleganti, ma dovrebbero ricordarsi che ciò che si evita sistematicamente di affrontare si accumula e la polvere raccolta sotto il tappeto comincia a diventare una questione difficile da ignorare. Eventuale malafede a parte.
- 1.Galassi F, Varotto E, Burioni R. Can a science endorse its antithesis? Medicine and the homeopathy paradox. Intern Emerg Med. Published online January 28, 2026. doi:10.1007/s11739-026-04262-9
- 2.Santini G, Ferreri R, Macrì F. The Scientific (but Also Logical) Basis for Integrated Medicine. Integrative Medicine Reports. Published online March 1, 2024:54-58. doi:10.1089/imr.2023.0035
- 3.Mathie R, Ramparsad N, Legg L, et al. Randomised, double-blind, placebo-controlled trials of non-individualised homeopathic treatment: systematic review and meta-analysis. Syst Rev. 2017;6(1):63. doi:10.1186/s13643-017-0445-3
- 4.Chikramane PS, Kalita D, Suresh AK, Kane SG, Bellare JR. Why Extreme Dilutions Reach Non-zero Asymptotes: A Nanoparticulate Hypothesis Based on Froth Flotation. Langmuir. Published online November 1, 2012:15864-15875. doi:10.1021/la303477s
- 5.Moride Y. Methodological Considerations in the Assessment of Effectiveness of Homeopathic Care: A Critical Review of the EPI3 Study. Homeopathy. 2022;111(2):147-151. doi:10.1055/s-0041-1732335
- 6.Shang A, Huwiler-Müntener K, Nartey L, et al. Are the clinical effects of homoeopathy placebo effects? Comparative study of placebo-controlled trials of homoeopathy and allopathy. The Lancet. Published online August 2005:726-732. doi:10.1016/s0140-6736(05)67177-2
- 7.Pandolfi M, Carreras G. The faulty statistics of complementary alternative medicine (CAM). European Journal of Internal Medicine. Published online September 2014:607-609. doi:10.1016/j.ejim.2014.05.014
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